Gli animali non fanno fotosintesi, anzi sì, anzi no

 Proprio come il Winner Taco, il mio regno è stato breve ma intenso, e tutti mi amavano. E proprio come il Winner Taco, finalmente sono tornato. Questa volta sono in grado di tener fede al mio impegno di NON pubblicare un altro articolo sugli insetti. Sempre di invertebrati però si parla, e di quelli più viscidi e repellenti, per giunta. O forse no? Mentre decidete, se non lo avete ancora fatto potete mettere “Mi piace” all’articolo e alla pagina facebook del blog, tanto si sa che i “Mi piace” sono tutto nella vita.

 

“Prendiamocela larga” come disse il padre di Adèle prima di adottare.

C’era una volta… “Un re!” grideranno i miei piccoli lettori. E invece no. C’era una volta, tanto tempo fa, un batterio che, per un capriccio dell’evoluzione, imparò la raffinata arte della fotosintesi. Sempre nello spirito del blog divulgativo, se fossi una persona seria a questo punto dovrei tentare di illustrare le basi di come funziona la fotosintesi, ma ciò forse ci porterebbe troppo lontano dal nocciolo della questione, senza contare che la fotosintesi è una roba biochimica, e io sulla biochimica tendo a scivolare facilmente. Se volete la versione iperbreve per negati (che è sufficiente per la comprensione dell’articolo) la fotosintesi è un processo attraverso cui un organismo, grazie all’energia della luce solare e alla MAGIA NERA, tramuta acqua e anidride carbonica in zuccheri (utili come nutrimento) e ossigeno, che controintuitivamente è un prodotto di rifiuto.  Queste poche parole dovrebbero lasciare soddisfatta la maggior parte di voi, incluso il fondatore del blog che ci tiene tanto a essere user-friendly.

Invece di un’immagine seria sulla fotosintesi, ecco una foto del Winner Taco, perché adesso che l’ho nominato non riesco a togliermelo dalla mente. Immagine www.giornalettismo.com.

Invece di un’immagine seria sulla fotosintesi, ecco una foto del Winner Taco, perché adesso che l’ho nominato non riesco a togliermelo dalla mente. Immagine http://www.giornalettismo.com.

Ora, se qualcuno ha prestato sufficiente attenzione, si potrà porre delle domande: batteri? Ma non erano le piante a fare fotosintesi? Be’, non proprio. Per citare un mio leggendario Prof. universitario: “Tutto quello che è verde fa fotosintesi”. Che non significa che Hulk va a energia solare o che le iguane fanno fotosintesi, ma che se una cellula è di colore verde, c’è buona possibilità che contenga i pigmenti, in primis la famosa clorofilla, necessari a trasformare l’energia solare in energia chimica comodamente immagazzinabile.

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L.AMA.N.T.IN.I. #8

L’immagine dei L.AMA.N.T.IN.I. di oggi è dello stesso autore a cui appartiene il post di lunedì prossimo. Francesco Lami torna dal suo esilio tra afidi e tecniche ecologiche più o meno dubbie per raccontarci roba fotosintetica. Intanto che aspettate però, godetevi il meglio che la blogosfera scientifica ha profotto nelle ultime due settimane.

"Quello è un lamantino? Questo è un lamantino!". Immagine Francesco Lami

“Quello è un lamantino? Questo è un lamantino!”. Immagine Francesco Lami

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Alien(i) contro Predator(i)

E anche questa volta ce la si fa per il rotto della cuffia! Bentornati agli articoli che dovrebbero essere di mille parole ma che le superano abbondantemente perché ho dei grossi problemi di sintesi. È una cosa di cui parlo spesso a Peter Jackson.

Così freddo... così alieno. Immagine Wikimedia Commons

Così freddo… così alieno. Immagine Wikimedia Commons

-Guarda mamma, le prende dalla mano!-.

La bambina non può avere più di 6/7 anni e il piumino la fa assomigliare ad un piccolo uovo di pasqua verde pistacchio mentre, in ginocchio, allunga una mano arrossata dal freddo. Pochi secondi più tardi un animaletto le si avvicina furtivo e, con un movimento rapido, afferra il pezzetto di muffin ai mirtilli offerto. La bambina ride e chiede alla mamma altro dolce, ignara del fatto che dietro a quel tenero musetto da mangiatore di ghiande si nasconde, in realtà, una delle 100 specie aliene più invasive al mondo.

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La grande bottega degli ibridi

Lo sapevo che la cosa delle mille parole durava tipo 2/3 articoli e poi ciao. Il post di oggi, oltre a superare di quasi 500 parole la soglia prefissata, è l’ennesimo a tema marino. No, non ho ritrovato improvvisamente quell’amore che sembra unire tutti coloro che, al presentarsi del primo raggio di sole primaverile, corrono ad affollare la playa. Ma lo scoprirete leggendo. Chiudo dicendo che, probabilmente, lunedì prossimo sarà senza articolo causa trasferimento fisico di me stesso presso un’altra università che ha deciso di accordarmi fiducia per la tesi. Se ne pentiranno.

You are gonna hear me roar

You’re gonna hear me roar

Che cosa intendiamo con la parola “specie”?

La domanda è meno semplice di quando possa sembrare, visto che i modi per definire una così basilare suddivisione si sprecano.

Il “concetto biologico” di specie è, forse, il più celebre tra tutti e lo dobbiamo al famoso biologo tedesco Ernst Mayr. Secondo Mayr una specie è rappresentata da “gruppi di popolazioni naturali effettivamente o potenzialmente interfeconde, isolate riproduttivamente da altri gruppi simili”.

Analizziamo velocemente i punti focali di questa definizione.

Con “interfeconde” intendiamo che gli organismi, riproducendosi, danno alla luce dei piccoli in grado di riprodursi a loro volta.

La questione dell’“isolate riproduttivamente” è leggermente più complessa e rappresenta, se vogliamo, il cuore del concetto biologico.

In pratica due specie diverse, incrociandosi tra loro, non dovrebbero essere in grado di produrre una prole fertile. La questione è parecchio più intricata di così ma, per adesso, vi basti sapere che essere ibridi in un mondo di specie non è semplice. Soprattutto quando l’evoluzione ha sviluppato un numero così vasto di meccanismi per evitare la tua nascita.

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Ho visto la luce

Dopo la immeritatissima pausa di inizio anno eccoci con un nuovo articolo scelto sulla base della sempreverde motivazione “mi piacevano le figure”. Con il primo post non lamantino del 2014 colgo l’occasione per ringraziare tutti voi che leggete, commentate o semplicemente linkate gli articoli per sembrare impegnati (non lo fate, non c’è nemmeno un tizio morto nei post). Mi state fornendo una scusa per chiudermi in casa nel finesettimana e leggere di bestie “eh macccc’hoilbloggggg”. Grazie davvero.

Cephaloscyllium ventriosum looking fab. Immagine modificata da Sparks et al. 2014

Cephaloscyllium ventriosum looking fab. Immagine modificata da Sparks et al. 2014

Cos’è un colore?

No, non voglio una definizione uscita dalla vanga penna di Fabio Volo, piuttosto qualche rimembranza di fisica. Quando la luce bianca colpisce un oggetto, questo assorbe parte della radiazione luminosa e ne riflette altra. Se steste indossando calzini viola, pantaloni gialli e maglietta blu, le tonalità che potreste osservare sarebbero, quindi, proprio i colori contenuti nella porzione di luce riflessa.

Ma direi che questo sarebbe l’ultimo dei vostri problemi.

In quanto esseri umani i nostri occhi possono vedere soltanto una piccola parte dello spettro elettromagnetico, chiamata regione del visibile, che va da 400 a 700 nanometri. Quest’area è a sua volta suddivisa in piccoli intervalli di determinate lunghezze d’onda associati ai colori che tutti conosciamo e amiamo (beh, non proprio tutti, alcuni colori derivano dalla sovrapposizione di lunghezze d’onda diverse, facenti comunque parte dello spettro visibile).

Sulla terra ferma la luce non incontra ostacoli particolari sul suo cammino e quindi possiamo dire di essere “viziati” con i colori. In mare la situazione cambia alla grande.

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L.AMA.N.T.IN.I #6

Anno nuovo, stessi L.AMA.N.T.IN.I! Bentornati all’appuntamento del venerdì che aspettavate come il ritorno di Community ma che, al contrario di quest’ultimo, non vi farà urlare “è come la nona serie di Scrubs, fatelo smettereeee”.

"Salve, posso chiederle che connessione ad internet usa? Abbiamo delle offerte fatte apposta per il subaqueo che vuole twittare anche in apnea"

“Salve, posso chiederle che connessione ad internet usa? Abbiamo delle offerte fatte apposta per il subacqueo che vuole twittare anche in apnea”. Immagine Wikimedia Commons

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Controcorrente

Ultimo articolo dell’anno e il primo sotto il dominio volodeldodo.com. Wow. Such convergenza. Very meta. Comunque sia tutti gli apprezzamenti espressi da voi erano associati a volodeldodo.wordpress.com quindi, sotto i vecchi post, vedrete la peggio desolazione. Non vi preoccupate, sia io che Francesco sappiamo quanto ci amate. O quanto poco avete da fare il lunedì sera (non siamo schizzinosi, la pietà ci va bene). In ogni caso auguri, ci vediamo nel 2014!

Il Poecilide veste Prada. Immagine modificata Dornenwolf

Il Poecilide veste Prada. Immagine modificata Dornenwolf

Che si tratti di andare in giro con pantaloni talmente stretti da rendere vano qualsiasi tentativo di futuri accoppiamenti  o di radere unicamente i lati della testa per essere più aerodinamici, la moda segue regole misteriose.

O no?

In realtà molto spesso una nuova abitudine segue il classico andamento a campana. Inizialmente solo poche persone sfoggiano il risvolto nei pantaloni modello “acqua in casa” ma, specialmente se la cosa viene rilanciata da un volto noto (-Ehi, David Beckam gira come se gli si fosse allagato il tinello!-), la moda si diffonde rapidamente. Quando però l’abitudine è divenuta mainstream il beneficio nell’adottarla è ridotto, non si è degli innovatori. Se qualcuno comincerà a sfoggiare i calzini sopra la gamba dei pantaloni avrà un ipotetico vantaggio novità: lui, e i pochi che lo seguono, saranno gli unici. Il numero di persone con i pantaloni arrotolati comincerà a diminuire in favore della nuova moda e il ciclo ricomincerà inesorabile.

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Guida illustrata per bambini agli invertebrati che nessuno conosce (Parte 1?)

E’ Natale, e a Natale sono tutti più buoni, nonché più pigri, perciò non vi sottoporrò un altro complesso articolo sugli insetti. Visto che questo blog ha raggiunto livelli di censura pressoché disneyani, è solo appropriato che si faccia un articolo espressamente rivolto ai più piccoli.

A Natale, il dodo vola solo in slitta. Immagine di Francesco Lami, colori Matteo Vecchi

A Natale, il dodo vola solo in slitta. Immagine di Francesco Lami, colori Matteo Vecchi

Ci sono certi gruppi di animali che proprio non ce la fanno a ottenere fama e gloria. Sarà perché sono poco comuni, o piccolissimi, o vivono in ambienti remoti. Insetti, lombrichi e molluschi non saranno in cima alla lista delle bestie più popolari, ma almeno quasi chiunque sa più o meno cosa sono. Se invece dicessi “Onicoforo” la maggior parte delle persone mi guarderebbe con occhi vuoti e aggrottando la fronte, cosa che capita in effetti quasi sempre.

Bè, non temete, cari fedeli, perché questo Natale io vi dono la straordinaria Guida Illustrata per Bambini agli Invertebrati che nessuno conosce! Ho lasciato un punto interrogativo dopo Parte 1 solo perché non so se avrò mai voglia di continuare, ma di continuare ce ne sarebbe bisogno eccome: la guida copre solo una minuscola parte della diversità degli invertebrati meno conosciuti.

Ogni gruppo preso in considerazione è un intero Phylum, vale a dire un grande gruppo di animali che hanno lo stesso tipo di struttura corporea. Per darvi un’idea, i vertebrati non sono un phylum, ma fanno parte del phylum dei Cordati; insetti, aracnidi, millepiedi e crostacei fanno parte del phylum degli Artropodi.

N. B. Questa non vuole essere affatto una guida esaustiva e seria, quindi vi riporto solo alcuni fatti bizzarri sugli animali in questione; se volete più informazioni potete cominciare cliccando i link a Wikipedia che vi allego.

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Il parassita alle porte

È quasi Natale ma noi ce ne freghiamo alla grandissima, quindi sotto con robe atroci e comportamenti moralmente ambigui favoriti dalla selezione naturale. Questa settimana il blog dovrebbe addirittura ospitare un CHRISTMAS SPECIAL che manco quello di Downton Abbey, con invertebrati e disegni ad opera del buon Francesco Lami, quindi occhio e a presto!

La guerra... la guerra non cambia mai. Immagini Dario Sanches e Lip Kee

La guerra… la guerra non cambia mai. Immagini Dario Sanches e Lip Kee

Dal waterboarding ad Orlando Bloom nel secondo film dello Hobbit, la vita è piena di cose che esprimono crudeltà al solo pensiero. Tuttavia poche devono avere lo stesso impatto emotivo di crescere la prole di colui che ha ucciso i tuoi figli.

Eh? Non male, vero? Neanche il buon Rick sta peggio, visto che al massimo deve crescere la figlia di Shane e Lori. E non ditemi nulla che non ho letto il fumetto.

Ma torniamo a parlare di uccelli (ha ha!), visto che la nostra storia ha proprio loro per protagonisti.

Con l’arrivo della primavera le pampas argentine sono teatro di uno scontro che sembrerebbe, a prima vista, pane per i più classici registi hollywoodiani.

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