Il dio del sole

ResearchBlogging.orgSempre il vostro buon Francesco Lami per servirvi. Oggi, toilet humor.

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“That’s no moon…” …ma non è neanche il sole. Immagine http://www.dkfindout.com.

Salsicce, bistecche e polli arrosto. La carne è un po’ come la vittoria totale di Mad Max – Fury Road agli Oscar 2016: quasi tutti la danno per scontata e, se per caso venisse a mancare, molte persone pagherebbero con la vita. Tuttavia, anche se vegetariani e vegani non sono simpatici a tutti, l’idea di mangiare meno carne potrebbe non essere del tutto da buttare via – e lo dico pur non essendo vegetariano. Dal punto di vista ambientale, infatti, la produzione di carne presenta grossi svantaggi.

Il primo (importantissimo, ma su cui non mi soffermerò qui più di tanto) è che produrre carne comporta sprecare più risorse. Gli organismi infatti sono inefficienti nell’assorbire energia: solo una piccola parte dell’energia solare viene assorbita dalle piante, solo una parte dell’energia e biomassa delle piante viene assorbita dagli erbivori, e solo una parte della loro energia e biomassa viene assorbita dai predatori (quando parlo di energia parlo di joule, non del mistico spirito della vita stile Pocahontas). Visto che più si sale nella piramide trofica più energia si disperde, la conseguenza è che per produrre un quantitativo X di calorie in carne bisogna impiegare molta più terra coltivata e risorse di quelle che servirebbero a produrre uno stesso quantitativo X di calorie in biomassa vegetale. Questo è un argomento affascinante che richiederebbe un articolo a se, quindi passiamo al secondo, grosso problema della produzione di carne. Il secondo, grosso problema della produzione di carne è che le mucche scoreggiano.

Incredibilmente, questa non è una battuta. Tutta quella fermentazione nelle pance dei ruminanti produce un sacco di gas, e quel gas com’è noto deve uscire da qualche parte. Nella fattispecie, quel gas è metano, che come gas serra è di gran lunga più efficace della CO2 (anche se per fortuna tende a degradarsi molto più in fretta). Quando si pensa al riscaldamento globale vengono in mente automobili e ciminiere, ma anche il crescente allevamento fa la sua (notevole) parte, producendo oggi il 14,5% delle emissioni di gas serra (dati FAO). Oltre all’emissione diretta di gas dai deretani, anche gli escrementi animali lasciati poeticamente sui prati danno un contributo, rilasciando nel tempo metano e altri gas serra per azione dei batteri. Ed è qui che entra in gioco il nostro protagonista di oggi. Perché se sono le radiazioni solari “intrappolate” dai gas serra a causare il riscaldamento globale, allora è solo giusto che un piccolo aiuto potenziale ci venga da un antico dio del sole.

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EVODiAMoND 2016

Francesco Lami di nuovo per voi. Preparatevi per gli Oscar de noartri.

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AGGIORNAMENTO 13/02/2016: Nella giornata di ieri siamo stati a Pisa per partecipare a EVODiAMoND, fare il nostro discorso e soprattutto ritirare i nostri faraonici premi! Ecco qui una foto dell’assegnazione in cui vediamo in primo piano da sinistra a destra Marco “Belli Capelli” Ricci, Francesco “Francesco Lami” Lami, Valentina “Harlem Globetrotter” Peona, l’organizzatore Sergio Tofanelli e infine Andrea “Allah Akbar” Pecci. Foto di Federico Nunziata.

Nell’occasione delle manifestazioni per il Darwin Day 2016, il 12 febbraio si terrà a Pisa l’evento EVODiAMoND, dedicato alla didattica e alla divulgazione dell’evoluzione biologica. Il colpo di scena è che ci saremo noi del dodo! O perlomeno il 50% di noi del dodo. Più qualche aggiunta.

All’evento era infatti legato un concorso che premiava i migliori elaborati grafici in grado di spiegare correttamente l’evoluzione, dileguando le tante idee sbagliate su di essa che circolano in giro e che sono ben simboleggiate dall’immagine di cui sotto. In particolare, 1) L’evoluzione non è una linea retta in cui forme “meno evolute” si trasformano via via in forme “più evolute”, ma un processo ramificato che è all’origine della grande biodiversità attuale; 2) L’evoluzione non procede verso un “fine” (di solito immaginato come l’uomo); 3) l’evoluzione non sempre procede gradualmente, ma può avvenire con velocità variabile.

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La “marcia del progresso” è uno dei simboli più iconici dell’evoluzione, ma anche uno dei meno corretti.

Ebbene, io e alcuni colleghi biologi ci siamo riuniti e abbiamo prodotto due elaborati che sono riusciti ad aggiudicarsi il primo e il terzo premio, contro un mare di agguerriti avversari. Di conseguenza faremo una fugace apparizione alla giornata tematica EVODiAMoND per illustrare le nostre opere – se siete a Pisa, fate un salto a salutarci!

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Il fantasma del gigante passato

ResearchBlogging.orgBentornati al Volo del Dodo, il blog che non si lamenta delle settordici pubblicità su Star Wars perché, durante il resto dell’anno, se ne deve beccare un quarantaliardo sulla Champions League. Ok quelle con Pif si potevano evitare ma il punto rimane. Spero abbiate ricevuto in regalo un cagnolino di pile che si scalda al microonde per le feste perché oggi si parla di quanto siamo marci dentro. Non fuori. Fuori siamo FIAMMANTI E CROMATI.

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Un lamantino (Trichechus manatus) impegnato ad essere meglio di voi. Immagine Ramos Keith, U.S. Fish and Wildlife Service

È il 3 gennaio, una giornata come le altre all’acquario di Genova. Sotto di me, oltre al ponticello che permette al pubblico di camminare, c’è una grande vasca di acqua tiepida. L’umidità è leggeremente più alta rispetto al resto dell’edificio e il tizio al mio fianco odora come se si fosse fatta un bagno nel deodorante. Non importa. Mi sporgo dalla balaustra per vedere meglio, dopotutto sono qui solo per uno motivo: vedere i mammiferi che, insieme ad un piccione estinto, hanno dato tanto a questo blog. Eccolo. Tra le foglie di insalata che galleggiano a pelo d’acqua fanno improvvisamente capolino due grandi narici: un lamantino. Quando dico “improvvisamente” non prendetemi alla lettera, la velocità del lardoso animale è assimilabile a quella di una qualsiasi segreteria universitaria. Il lamantino si muove come se fosse circondato da marmellata, Il senso di pace e di menefreghismo nei confronti del mondo esterno trasmessi da questo animale sono incomparabili. Il bambino accompagnato dal testimonial dell’Axe corre sul ponticello per vedere meglio l’animale, è esaltato dalle sue dimensioni; in effetti il lamantino impressiona, sarà lungo 3 metri e pesante parecchi chili. Ma non è nemmeno paragonabile a ciò che il pargolo avrebbe potuto vedere se fosse nato anche solo poco tempo fa.

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Ultrasuoni, mormorii e testicoli: storie di (non) ordinarie vocalizzazioni

ResearchBlogging.orgBentornati al Volo del Dodo, il blog che interpreta Crimson Peak come un prequel de “I Vendicatori” e si chiede perché Loki sia diventato improvvisamente così sentimentale. L’articolo di oggi è un casino interattivo (UEILAAA! Come siamo borghesi!) e si ascolta almeno quanto si legge. Se ne state usufruendo al lavoro permettetemi di consigliarvi le cuffie, vi salveranno da potenziali incomprensioni.

I nostri protagonisti. Immagini Wikimedia Commons

I nostri protagonisti. Immagini Wikimedia Commons

Uno dei giochi a cui sottoponiamo gli infanti della nostra specie è il famigerato “Che verso fa?”. Solitamente questa attività viene svolta nel periodo in cui la zoologia tira di brutto nella vita di un bambino/a, quando il pargolo è capace di rispondere prontamente a domande del calibro di «Come fa la mucca?» e «il leone? Come fa il leone?». Una volta ho assistito ad una variazione interessante del tema, quando una giovane madre ha costretto il figlio di pochi mesi ad addentrarsi nel difficile terreno della paleoacustica chiedendogli «Come fa il dinosauro?». Il bambino ha tentennato, apparentemente dilaniato dall’indecisione tra ricostruire il verso di una bestia estinta basandosi su speculazioni e mangiarsi la manica del maglioncino a righe che stava indossando. Pressato dall’insistenza della madre, il piccolo ha giustamente scelto di non compromettere la sua integrità scientifica e si è messo a piangere.

Le vocalizzazioni delle altre specie ci intrigano, soprattutto quando scopriamo con orrore che spesso sono un modo per dire qualcosa ad un altro individuo. Per precisare, con comunicazione acustica intendiamo lo scambio di informazioni tra due individui per cui un segnale, la vocalizzazione appunto, è diretto da un “mittente” ad un “destinatario” e altera il comportamento delle due parti in causa. E quale migliore momento per godersi le vocalizzazioni della primavera inoltrata? In questa stagione il canto degli uccelli, il gracidare delle rane e il frinire delle cicale ci permettono di vivere un nostro personale momento “Fattoria Osella”. Quasi non ci viene da pensare che tutta ‘sta roba non sia per il nostro godimento ma, in realtà, il modo più spiccio di molte specie per dire «Ehi bella, sono qui, senti la mia poderosa e maschia voce…. Uuuuuh yeaaaaah». Ebbene sì popolo, è di nuovo quel momento dell’anno in cui il Volo del Dodo rientra improvvisamente nelle letture GIENDER: è tempo di Selezione Sessuale.

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War of the roses: la spettacolare vita degli afidi

ResearchBlogging.orgSalve, sono sempre il vostro Francesco Lami. Ultimamente Il Volo del Dodo sembrava essersi estinto al pari della sua controparte nel mondo reale, a causa del fatto che Andrea è impegnato nel suo dottorato e io ero impegnato a non ottenerne uno. Ma se Jurassic Park ci ha insegnato qualcosa, è che l’estinzione non è per sempre (anche se, visto Jurassic World, forse quella particolare saga cinematografica faceva meglio a rimanere estinta)

Ho un ricordo molto vago di questo film. Alla fine vinceva la formica o la crisopa? Immagine modificata da Francesco Lami.

Ho un ricordo molto vago di questo film. Alla fine vinceva la formica o la crisopa? Immagine modificata da Francesco Lami.

A costo di reiterare una tremenda banalità, certe volte non c’è bisogno di spingersi in giungle inespugnabili per ammirare creature strane ed esotiche. Animali bizzarri e interessanti spesso vivono molto vicino a noi, nelle nostre città e nei nostri giardini; passano inosservati perché sono molto piccoli, o perché vengono dati per scontati, ma se ci si sofferma si scoprirà un mondo multiforme e variopinto, che in confronto Pandora sembra 50 sfumature di grigio – La versione letterale. Si prenda ad esempio una siepe di rose, come possono essercene tante a scopo ornamentale.

Le coccinelle balzano subito all’occhio, anche perché ho un bias tremendo nei loro confronti visto che le studio. Ce ne sono molte specie, fra cui la più nota al grosso pubblico è Coccinella septempunctata, dalle elitre rosso fuoco a macchie nere. Difficile a crederlo, ma gli orrendi sgorbi neri e bozzuti che strisciano poco distante dalla nostra coccinella appartengono alla stessa specie: tutte le coccinelle, per quanto variopinte siano da adulte, cominciano la vita sotto forma di larve, generalmente nere e non altrettanto popolari, anche se non credo che sia una questione razziale in questo caso. Poco distante dalla nostra coccinella a sette punti, comunque, ecco Harmonia axyridis, la coccinella arlecchino, che i veri fedeli del blog hanno già incontrato. Questa specie invasiva originaria dell’Asia si presenta in una grande varietà di forme e di colori piacevoli alla vista, ma non è certo amica delle nostre coccinelle autoctone, per cui rappresenta un competitore e a volte anche un predatore.

Spostando la nostra attenzione in un altro punto della nostra rosa immaginaria, ci imbattiamo in una larva verde e grassoccia, con l’estremità anteriore appuntita: è la larva di un sirfide. Queste mosche presentano moltissimi motivi di interesse, ma sono note soprattutto per il loro mimetismo batesiano nei confronti di api e vespe. Il mimetismo batesiano, per chi non lo sapesse, è l’equivalente biologico di film di The Asylum come Transmorphers e Atlantic Rim: vale a dire una copia, magari non perfetta ma a prima vista molto simile, di qualcosa di più riconoscibile e noto. Nel caso dei film di The Asylum si tratta di spacciarsi per un blockbuster fregando gli spettatori che si trovano a guardare qualcosa che può essere definito “film” solo con generose concessioni alla semantica; nel caso di organismi come i sirfidi si tratta di imitare animali pericolosi come le vespe per scoraggiare i predatori dall’attaccare quelle che in realtà sono gustose e indifese mosche.

Nell’equivalente afidico di un museo dell’Olocausto, ecco dall’alto a sinistra e in senso orario la coccinella Coccinella septempunctata, il sirfide Episyrphus balteatus e la crisopa Chrysoperla carnea (immagini Wikimedia Commons), che allo stadio larvale (e la coccinella anche da adulto) sono tutti voraci predatori di afidi. Nell’ultima immagine la vespa parassitoide Aphidius colemani (immagine www.freshplaza.it) colta con le mani nel sacco, o meglio con l’ovopositore nell’afide.

Nell’equivalente afidico di un museo dell’Olocausto, ecco dall’alto a sinistra e in senso orario la coccinella Coccinella septempunctata, il sirfide Episyrphus balteatus e la crisopa Chrysoperla carnea (immagini Wikimedia Commons), che allo stadio larvale (e la coccinella anche da adulto) sono tutti voraci predatori di afidi. Nell’ultima immagine la vespa parassitoide Aphidius colemani (immagine http://www.freshplaza.it) colta con le mani nel sacco, o meglio con l’ovopositore nell’afide.

Proseguendo il nostro viaggio immaginario, ci troviamo di fronte a un gruppo di strani oggetti: steli allungati che partono dalla superficie di una foglia e terminano in una capsula oblunga. Si tratta di uova di Chrysoperla carnea, o crisopa: l’adulto è un insetto verde volante, la larva che sguscerà dalle uova a un’occhiata superficiale non è troppo diversa da una larva di coccinella. Il motivo per cui la crisopa depone le uova in cima a uno stelo è per proteggerle dal più grande nemico comune di tutti gli animali che abbiamo finora incontrato. Infatti sia le larve che gli adulti delle coccinelle e le larve predatrici dei sirfidi e delle crisope possono occasionalmente mangiarsi l’un l’altro o competere fra loro per la stessa risorsa alimentare, ma questa stessa risorsa è spesso protetta da feroci guardiani: le formiche. Sospendendo le uova al di sopra della superficie delle foglie, la crisopa le tiene lontane da questi insetti eusociali notoriamente pacifisti e tolleranti.

La risorsa per cui tutti questi variopinti artropodi se le danno di santa ragione, quella che sta al centro di questo piccolo universo su un cespuglio di rosa, è naturalmente costituita dagli afidi (Aphidoidea).

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Il miglio verde del panda

ResearchBlogging.orgBentornati al Volo del Dodo, il blog che cerca di trovare la sua naturale regolarità mangiando yogurt a caso. Il post di oggi è un po’ lunghetto ma, quando si parla di una situazione controversa, preferisco spendere due minuti in più. Gli stessi due minuti che non sono stati usati per pensare alla trama di Jurassic World.

Hi babe, I'm hot as fuck. Immagine Wikimedia Commons

Hi babe, I’m hot as fuck. Immagine Wikimedia Commons

Pensate ad una specie a rischio di estinzione.

Alcuni di voi avranno certamente optato per elefanti, delfini, balene o leoni. Altri, i più hipster, avranno scelto il kakapo (Strigops habroptilus) o il batagur (Batagur baska). Ma è probabile che tutti, anche solo per un secondo, abbiate visualizzato nitidamente quella grassa palla bianca e nera.

Il panda.

Il panda gigante (Ailuropoda melanoleuca) è la mascotte della lista rossa dello IUCN, il logo minimal del WWF e il peluche più comprato dai bambini che vogliono adottare a distanza una specie simpatica. Non serve quindi che vi ricordi quanto questo tenero orso stia messo male. Un censimento effettuato nel 2002 aveva trovato solo 1596 panda costretti a vivere in popolazioni isolate nelle catene montuose della Cina. Un numero così limitato di individui, suddivisi per di più in piccoli gruppi, influisce sulla diversità genetica di questa specie, che risulta infatti notevolmente ridotta. Una bassa diversità genetica comporta un maggiore rischio di omozigosi per geni deleteri, come quelli responsabili di alcune malattie, senza contare che una popolazione piccola può essere spazzata via da eventi casuali, dai quali, invece, un numero maggiore di animali riuscirebbe forse a riprendersi. Per sopravvivere il panda necessita quindi di un programma conservazionistico.

O no?

La domanda è meno ipotetica di quanto pensiate. I soldi nella biologia della conservazione sono sempre pochi e l’idea del triage sta prendendo piede. Nonostante i cuccioli di panda che starnutiscono siano particolarmente amati da internet, non nascondo di avere sempre avuto anche io qualche perplessità sulle possibilità di ripresa di questo plantigrado in natura. Perché, sebbene la riduzione dell’habitat sia colpa dell’uomo, la realtà è che il panda fa davvero del suo meglio per rimanerci, tra le specie sull’orlo del baratro.

Cominciamo con il cibo.

Il panda è un orso e, come tale, appartiene all’ordine Carnivora. Gli animali che compongono questo raggruppamento hanno un tratto digerente corto, tipico dei mangiatori di carne (duh). Il problema è che, come un hipster che sostiene di non poter mangiare glutine senza peraltro esserne allergico, il panda si nutre solo di bambù. Il bambù è quella cosa che nemmeno Giorgione orto e cucina riesce a rendere saporita, essendo composto per un fottutissimo 80% di indigeribile cellulosa ed un misero 20% di proteine, carboidrati e grassi. È come prendere un Crispy McBacon, infilarlo dentro una risma di fogli A4 e dargli un morso. Vabbè, direte voi, ci sono un sacco di animali che riescono a vivere sgranocchiando piante. Il problema è complesso perché, vedete, digerire la cellulosa è un casino. Servono alcuni enzimi specifici, cellulasi in questo caso, che sciolgano i legami tra le componenti della cellulosa e la rendano così assimilabile.  Alcuni animali, i ruminanti ad esempio, possiedono dei batteri nel loro tratto digerente che producono questi enzimi. Il panda no. L’intestino del panda è pieno di batteri tipicamente da carnivoro, come quelli appartenenti ai generi Streptococcus e Shigella. Sebbene il panda si nutra solo di bambù, nessuno si è preoccupato di dirlo al suo intestino. Ma non è tutto. In generale i panda in cattività sono notoriamente difficili da far riprodurre e i loro piccoli hanno un tasso di sopravvivenza comparabile all’attesa che ha il mondo per un nuovo film con Paolo Ruffini. Questo perché il peso di un pandino appena nato è 1/900 di quello di sua madre, il più basso rapporto tra tutti i mammiferi, che rende le prime settimane della sua vita un periodo molto critico. Quindi, ricapitolando, questa bestia ha effettuato scelte di dieta discutibile, è difficile da far riprodurre in cattività, ha una bassa diversità genetica e il numero degli individui in natura sta calando sempre di più. Insomma questa bestia sembrerebbe avere le stesse probabilità di sopravvivere di una cristalleria a Metropolis quando ci vive il figlio alieno di Kevin Costner. Forse sarebbe più giusto salutarlo e, come pensavo, lasciare che raggiunga l’oblio?

WTF AM I DOING. Immagine Wikimedia Commons

WTF AM I DOING. Immagine Wikimedia Commons

Forse io non capisco nulla e voi dovreste leggere le prossime righe.

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Faccia da scimmia

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Sono successe un sacco di cose dall’ultimo post, sostanzialmente riassumibili nei seguenti tre punti: 1)la Marvel fa uscire un film deludente 2) la Marvel fa uscire un’ottima nuova serie 3) l’Expo universale apre e, improvvisamente, il mondo scopre che la cosa più importante del Brasile è una rete enorme su cui arrampicarsi. Naturalmente anche la biologia non è rimasta ferma così, in poco più di un mese, abbiamo genomi di mammut, teropodi vegetariani nuovi e un interessante articolo sulla funzione del pene negli insetti del genere Lygaeus. Cercheremo di rifarci per il tempo perduto, bentornati al Volo del Dodo signori. La prima arrampicata la offriamo noi.

Il Cercopiteco verde (Chlorocebus pygerythrus) feeling FABULOUS. Immagine Wikimedia Commons

Un Cercopiteco verde (Chlorocebus pygerythrus) feeling FABULOUS. Immagine Wikimedia Commons

Il 9 Maggio scorso ho partecipato alla finale italiana di FameLab, scroccando così viaggio a Milano e due biglietti per Expo. Sono arrivato secondo e, se siete i più carichi, potete vedervi il video della finale in cui rinuncio a comportarmi da persona adulta per il bene della Scienza©.

Nonostante sia un astrofisico, Luca Perri ha meritato il primo premio alla grandissima (ciao Luca, divertiti alle Canarie maledetto) quindi striscioni e inni nazionali quando affronterà i barbari del nord alla finale di Cheltenham. Comunque sia in 3 minuti si dice tanto, ma non tutto. Quindi per voi o mio popolo di aficionados ho preparato un cofanetto contenete la SUPERPLATINUM EDITION della presentazione. Se non vi piace la riportate in negozio e vi fate fare il buono per andare a vedere il nuovo Mad Max.

Nel grande sacco delle risposte ad hoc c’è anche quella alla domanda “Qual è la prima cosa che guardi in una donna/uomo?”. Il viso. Tralasciando la veridicità o meno di questa affermazione è innegabile che le facce giochino un ruolo importante nelle interazioni sociali umane. Anche le cose che rispondereste se foste sinceri lo fanno, ma quella è un’altra storia.

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FameLab

Bentornati al Volo del Dodo, il blog che non causa crisi allucinogene perché non mi è permesso farcire i post di bufotenina.

Questo rapido articolo è solo per spiegare la prolungata assenza dovuta alla mia partecipazione ad altre attività da disagiato, in particolare a FameLab Italia. FameLab è una competizione internazionale di divulgazione organizzata dal British Council in cui ogni partecipante deve tentare di spiegare un argomento scientifico in tre minuti.

Segue video esplicativo.

Questa breve presentazione è quanto di più vicino ad un “Dodo live” presente al giorno d’oggi. Forse è meglio così. Naturalmente in tre minuti uno è costretto a semplificare e sorvolare sulle parti più complesse di una ricerca, quindi qua sotto trovate l’articolo che ho usato per prepararmi. La finale nazionale sarà il 9 Maggio all’ Expo di Milano.

Indipendente da come andrà yours truly alla finale (l’evoluzione regna) ci tenevo a dire che FameLab è una esperienza paragonabile al provare per la prima volta il tonno con il formaggio: terrificante all’inizio ma, poi, stranamente piacevole.

Quindi prenotatevi per l’edizione 2016 e noi ci si rivede con i post tra qualche giorno.

FONTI

Roach, N. T., Venkadesan, M., Rainbow, M. J., & Lieberman, D. E. (2013). Elastic energy storage in the shoulder and the evolution of high-speed throwing in Homo. Nature, 498(7455), 483-486.

Tradimento

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Bentornati al Volo del Dodo, il blog che segue la notte degli Oscar solo per vedere il balletto dei Lego. Il 13 Marzo siamo al Darwin Day di Parma, l’avvenimento annuale che è un po’ il Lucca Comics della biologia (insieme ad Entomodena) per noi italiani. Solo meno cosplayer e più insetti sociali.

A volte il tradimento è inevitabile.

A volte il tradimento è inevitabile.

Le 50 sfumature di banalità a cui Hollywood ci ha recentemente abituati colpiscono in maniera particolarmente dura il tradimento. La scena si svolge con poche variazioni sul tema: il/la protagonista (P) e il/la sua amico/a (A) sono compagni da per sempre e si vogliono pacchi di bene. All’improvviso P vince la competizione per il migliore castoro di cartapesta fatto con i gomiti e A, inquadrato di lato alla premiazione, si rode il fegato perché a quel tavolino in compensato messo in palio ci teneva. Alleandosi più o meno a lungo con il/la cattivo/a (C) di turno A cerca vendetta su P salvo cadere in preda a rimorsi di coscienza. Alla fine tutti sono amici di nuovo, A accetta il suo ruolo di eterno secondo e si va tutti a fare una mangiata di ciccioli sociale.

Sipario. Sono 8 euro e cinquanta grazie.

Siccome noi ci si è anche rotti le palle alla grande di ‘sta cosa usciamo dalla sala e ci rivolgiamo all’unico posto in grado di garantirci una tradimento fatto per il verso. Le risoluzioni ONU La Natura. Per trovare una associazione tra due specie diverse simile a quella che possiamo avere tra due amiconi non dobbiamo guardare lontano, ci basta cercare il termine mutualismo.

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Le nuove frontiere dell’antispecismo

ResearchBlogging.orgSalve, sono di nuovo io, il vostro Francesco Lami, che torna a scrivervi spinto dal desiderio di diffondere la conoscenza ma soprattutto dal capo che fa la voce grossa. Chi non ha mai avuto a che fare, o almeno sentito parlare, di quegli animalisti forse anche benintenzionati, ma di sicuro irritanti, che predicano il cosiddetto “antispecismo”? Bene, non c’entrano niente, e il titolo era solo un clickbait – che parlando di animalisti, mi sembra appropriato.

Il parassita più popolare del cinema è in realtà un parassitoide (LINK: http://it.wikipedia.org/wiki/Parassitoide). Immagine www.tmag.it

Il parassita più popolare del cinema è in realtà un parassitoide. Immagine http://www.tmag.it

Il mondo si divide in due categorie di persone: la prima è composta da quegli individui che, amando l’ordine e la pulizia, si liberano di tutto ciò che ritengono superfluo per massimizzare la loro efficienza. E poi ci sono quelli che, come me, non butterebbero via niente (perché non si sa mai che possa tornare utile in futuro) e si ritrovano la scrivania ricoperta del ciarpame più vario. I casi più gravi di solito vengono presi di mira dai canali di documentari americani , perché dopotutto è a questo che serve la divulgazione scientifica. Tornando a noi, forse sono proprio le persone con le scrivanie più disordinate quelle che si occupano di biologia della conservazione, perché in fondo il principio è lo stesso: è meglio conservare il maggior numero di specie possibili, non si sa mai che possano rivelarsi utili. E se sterminando questo muschio destabilizzassi l’intero bosco? E se la pelle di questa rana contenesse molecole utili in campo medico?

Esiste però un gruppo di organismi che viene generalmente ignorato e addirittura schifato e osteggiato anche dai conservazionisti: i parassiti. A parte poche eccezioni come la lotta biologica, questi organismi e i loro amici parassitoidi e patogeni non sembrano godere della nostra approvazione. Proprio come gli animalisti di Facebook predicano l’amore verso gli animali solo a patto che siano adorabili mammiferi domestici perché gli insetti fanno un po’ schifo, così anche i biologi si prodigano per salvare la biodiversità senza includere tutti quegli organismi che vivono alle spalle di altri.

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