Etichettato: Molluschi

La regina dei parassiti

ResearchBlogging.orgLa biologia non si occupa solo di specie coccolose. I cuccioli di foca e i leoncini non rappresentano che una minuscola percentuale delle specie animali che popolano il Pianeta, la maggioranza delle quali non può vantare un peluche costruito a propria immagine. Siccome sono più hipster (e gggiovane) di un articolo di Vice oggi vi toccherà ascoltarmi declamare le lodi delle bestie che nuotano, zampettano e strisciano dentro il corpo di altri organismi. Mettete via le spazzole per pony, oggi parliamo di parassiti.

Schistosoma mansoni, un platelminte parassita di pochi centimetri. Immagine Wikimedia Commons

Schistosoma mansoni, un platelminte parassita di pochi centimetri. Immagine Wikimedia Commons

La vita dentro un laghetto è molto più difficile di quanto possa sembrare.

Sotto il pelo dell’acqua pesci e invertebrati competono tra loro per ottenere alghe e pezzettini di cibo caduti sul fondo. L’arrivo di un predatore, come un uccello acquatico, causa un fuggi fuggi generale; chi non è abbastanza rapido finisce la sua vita nel buio di uno stomaco.

Polposo sììììììììììììììììììì.

Per anni queste forze, la predazione e la competizione per le risorse, sono state il fulcro principale delle maggiori teorie sviluppate in ecologia. Secondo questi studi la crescita di una popolazione di organismi è governata, principalmente, della disponibilità di cibo e della pressione predatoria.

Sebbene questi modelli siano corretti e rappresentino schematicamente una comunità, al puzzle manca qualcosa.

Quando un airone si apposta sugli argini del nostro laghetto, i pesci si spostano verso acque più profonde. Ma alcuni di loro continuano a mangiare e, addirittura, si avvicinano al pericolo. L’istinto suicida in questi individui non è causato dalla prospettiva di dover assistere al concerto del Primo Maggio, bensì da qualcosa che vive dentro di loro: un parassita.

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A qualcuna piace bugiardo

ResearchBlogging.orgBentornati all’appuntamento settimanale con gli articoli reputati interessanti da me e dai parenti del loro autore! Il post di oggi è totalmente diseducativo e cerca di far passare il messaggio che mentire sia scusabile, quando non addirittura vantaggioso. Se volete essere buoni genitori non fatelo leggere ai vostri figli. Se volete essere OTTIMI genitori invece fateglielo leggere e regalate loro una finta barba alla Darwin.

"Ancora non ti fidi di me, fratello?". immagine modificata Wikimedia Commons

“Ancora non ti fidi di me, fratello?”. immagine modificata Wikimedia Commons

Certe volte guardare un documentario può essere deprimente.

Non ho nulla contro il santo patrono della divulgazione scientifica Sir David Attenborough (che riesce a far sembrare interessante anche il curling) però a volte la scelta delle immagini mandate in onda è volutamente discriminatoria. Dai maschi di cervo volante (Lucanus cervus) che buttano giù gli avversari dagli alberi agli elefanti (Loxodonta africana) che incrociano zanne e proboscidi per ottenere il diritto ad accoppiarsi con una femmina, là fuori non è un posto per deboli. E io che, all’uscita dalla palestra, sento la voce di Charles Darwin sussurrarmi <Dammi retta giovane, buttala sulla simpatia> soffro.

D’altronde solo i migliori riusciranno a continuare la loro genia, lasciando a noi, appartenenti alla corte dei miracoli, l’oblio. Oppure mi sbaglio?

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Gli animali non fanno fotosintesi, anzi sì, anzi no

 Proprio come il Winner Taco, il mio regno è stato breve ma intenso, e tutti mi amavano. E proprio come il Winner Taco, finalmente sono tornato. Questa volta sono in grado di tener fede al mio impegno di NON pubblicare un altro articolo sugli insetti. Sempre di invertebrati però si parla, e di quelli più viscidi e repellenti, per giunta. O forse no? Mentre decidete, se non lo avete ancora fatto potete mettere “Mi piace” all’articolo e alla pagina facebook del blog, tanto si sa che i “Mi piace” sono tutto nella vita.

 

“Prendiamocela larga” come disse il padre di Adèle prima di adottare.

C’era una volta… “Un re!” grideranno i miei piccoli lettori. E invece no. C’era una volta, tanto tempo fa, un batterio che, per un capriccio dell’evoluzione, imparò la raffinata arte della fotosintesi. Sempre nello spirito del blog divulgativo, se fossi una persona seria a questo punto dovrei tentare di illustrare le basi di come funziona la fotosintesi, ma ciò forse ci porterebbe troppo lontano dal nocciolo della questione, senza contare che la fotosintesi è una roba biochimica, e io sulla biochimica tendo a scivolare facilmente. Se volete la versione iperbreve per negati (che è sufficiente per la comprensione dell’articolo) la fotosintesi è un processo attraverso cui un organismo, grazie all’energia della luce solare e alla MAGIA NERA, tramuta acqua e anidride carbonica in zuccheri (utili come nutrimento) e ossigeno, che controintuitivamente è un prodotto di rifiuto.  Queste poche parole dovrebbero lasciare soddisfatta la maggior parte di voi, incluso il fondatore del blog che ci tiene tanto a essere user-friendly.

Invece di un’immagine seria sulla fotosintesi, ecco una foto del Winner Taco, perché adesso che l’ho nominato non riesco a togliermelo dalla mente. Immagine www.giornalettismo.com.

Invece di un’immagine seria sulla fotosintesi, ecco una foto del Winner Taco, perché adesso che l’ho nominato non riesco a togliermelo dalla mente. Immagine http://www.giornalettismo.com.

Ora, se qualcuno ha prestato sufficiente attenzione, si potrà porre delle domande: batteri? Ma non erano le piante a fare fotosintesi? Be’, non proprio. Per citare un mio leggendario Prof. universitario: “Tutto quello che è verde fa fotosintesi”. Che non significa che Hulk va a energia solare o che le iguane fanno fotosintesi, ma che se una cellula è di colore verde, c’è buona possibilità che contenga i pigmenti, in primis la famosa clorofilla, necessari a trasformare l’energia solare in energia chimica comodamente immagazzinabile.

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