La regina dei parassiti

ResearchBlogging.orgLa biologia non si occupa solo di specie coccolose. I cuccioli di foca e i leoncini non rappresentano che una minuscola percentuale delle specie animali che popolano il Pianeta, la maggioranza delle quali non può vantare un peluche costruito a propria immagine. Siccome sono più hipster (e gggiovane) di un articolo di Vice oggi vi toccherà ascoltarmi declamare le lodi delle bestie che nuotano, zampettano e strisciano dentro il corpo di altri organismi. Mettete via le spazzole per pony, oggi parliamo di parassiti.

Schistosoma mansoni, un platelminte parassita di pochi centimetri. Immagine Wikimedia Commons

Schistosoma mansoni, un platelminte parassita di pochi centimetri. Immagine Wikimedia Commons

La vita dentro un laghetto è molto più difficile di quanto possa sembrare.

Sotto il pelo dell’acqua pesci e invertebrati competono tra loro per ottenere alghe e pezzettini di cibo caduti sul fondo. L’arrivo di un predatore, come un uccello acquatico, causa un fuggi fuggi generale; chi non è abbastanza rapido finisce la sua vita nel buio di uno stomaco.

Polposo sììììììììììììììììììì.

Per anni queste forze, la predazione e la competizione per le risorse, sono state il fulcro principale delle maggiori teorie sviluppate in ecologia. Secondo questi studi la crescita di una popolazione di organismi è governata, principalmente, della disponibilità di cibo e della pressione predatoria.

Sebbene questi modelli siano corretti e rappresentino schematicamente una comunità, al puzzle manca qualcosa.

Quando un airone si apposta sugli argini del nostro laghetto, i pesci si spostano verso acque più profonde. Ma alcuni di loro continuano a mangiare e, addirittura, si avvicinano al pericolo. L’istinto suicida in questi individui non è causato dalla prospettiva di dover assistere al concerto del Primo Maggio, bensì da qualcosa che vive dentro di loro: un parassita.

Lo scomodo inquilino, un platelminte in questo caso, trascorre le prime fasi della sua vita all’interno di un pesce ma, per diventare adulto, ha bisogno di raggiungere il suo secondo ospite. Rilasciando diverse sostanze chimiche, il parassita fa diventare il pesce un bersaglio facile per l’airone, assicurandosi così la possibilità di continuare a vivere.

Che siano platelminti, insetti o xenomorfi, il mondo dei parassiti è immenso e l’azione di questi organismi sulle comunità animali è stata a lungo sottovalutata. Nonostante programmi televisivi di indubbio valore scientifico (in un episodio di Io e i miei parassiti c’era un tizio che aveva ingoiato una batteria) le persone tendono ad associare la parola “parassita” con qualcosa di ripugnante e fastidioso, come gli avvocati o i fan di Colorado cafè. Ancora oggi, nelle università, parassitologia è un corso prettamente medico, indirizzato soprattutto alle persone che dovranno trattare le vittime di filariasi e tripanosomiasi. Lungi da me sminuire l’importanza di questi studi (grazie ai quali non mi sono preso la malaria) ma l’azione dei parassiti va ben oltre l’uomo.

Un cuculo (Cuculus canorus), un parassita di covate, viene imbeccato da una cannaiola (Acrocephalus scirpaceus). A destra una vespa Icneumonidae cerca di depositare il suo uovo all'interno di un bruco. Immagini Wikimedia Commons e Peter aka anemoneprojectors

Un cuculo (Cuculus canorus), un parassita di covate, viene imbeccato da una cannaiola (Acrocephalus scirpaceus). A destra una vespa Ichneumonidae cerca di depositare il suo uovo all’interno di un bruco. Immagini Wikimedia Commons e Peter aka anemoneprojectors

La vita animale e vegetale sulla terra è sotto costante attacco di una miriade di parassiti. Cavolo, molti parassiti hanno ANCHE LORO DEI PARASSITI, microscopici ma altrettanto fastidiosi per il loro potatore. La coevoluzione tra questi organismi e i loro ospiti ha portato all’evoluzione di migliaia di strategie diverse di attacco e difesa. Alcune vespe depongono le loro uova all’interno di bruchi e i loro piccoli, una volta nati, si nutriranno in maniera estremamente tenera di questo ospite prima di uscire. Di conseguenza, molti bruchi parassitati da questi animali possiedono spine per scoraggiare un attacco. Gli elefanti indiani sono spesso circondati da nugoli di mosche che, nonostante la pelle spessa, li infastidiscono tutto il giorno succhiando loro il sangue. Siccome sono tra gli animali più fighi del pianeta, questi pachidermi hanno imparato ad usare i rami degli alberi come scacciamosche improvvisati, addirittura modificandoli con la proboscide per renderli più maneggevoli.

(NOTA. Come mi ha fatto giustamente notare il resident entomologist del blog per le vespe parliamo più propriamente di parassitoidismo, un comportamento leggermente diverso dal classico parassitismo).

Ma, probabilmente, la difesa più importante è fare sesso.

Chiariamoci, non è che avere figli senza sesso sia da perdenti. Quando un organismo si riproduce in maniera asessuata, crea dei cloni di se stesso. Il vantaggio nel fare questo è notevole. Se siete molto bravi a sfruttare il cibo, a fuggire dai predatori, a fare la super con Zangief, lo sarà anche la vostra prole. Tuttavia, questo darà modo ai parassiti che normalmente vi attaccano di specializzarsi sul vostro genoma.

Il sesso può farvi uscire da questa impasse.

Quando i gameti di due organismi di sesso diverso si uniscono i loro geni si mescolano. I figli nati da questa unione saranno, quindi, diversi dai loro genitori. Questo semplice fatto crea una notevole variabilità genetica, rendendo la vostra prole più difficile da parassitare. Naturalmente anche i parassiti possono mutare e quindi si ha una continua gara tra i due organismi che, apparentemente, non ha fine.

Siccome il Gattopardo non è il libro preferito oltremanica, i biologi hanno pensato di dare un nome a questa corsa: ipotesi della Regina Rossa. In Attraverso lo specchio di Lewis Carrol, Alice (sì, quella nel paese delle meraviglie) corre per cercare di vedere la Regina Rossa. Per quanto continui a correre, Alice non riesce a vedere altro che l’ombra del testone di Helena Bonahm Carter in lontananza. La storia infatti vuole che la povera bambina stia correndo semplicemente per rimanere al suo posto, senza avanzare né retrocedere. Più o meno come i film di Tim Burton, appunto.

La regina rossa cerca di mettere in salvo Alice dal regista statunitense. Immagine Wikimedia Commons

La regina rossa cerca di mettere in salvo Alice dal regista statunitense. Immagine Wikimedia Commons

Torture sui minori a parte, l’ipotesi della Regina Rossa è una pietra miliare del pensiero evoluzionistico moderno.

Curt Lively ha dedicato buona parte della sua vita a cercare di vedere la regina. Lavorando nei laghi e nei fiumi della Nuova Zelanda, Lively decise di studiare la minuscola lumaca Potamopyrgus antipodarum, un mollusco con una conchiglia simile a quelle che potete trovare durante le vostre passeggiate sulla battigia. Le femmine di questa specie possono riprodursi sia in maniera asessuata (partenogenetica, generando altre femmine) che sessuata. Cercando di capire cosa le facesse scegliere l’una o l’altra modalità, Lively sezionò diverse lumache scoprendo che alcune erano piene di piccole larve. Questi parassiti, trematodi appartenenti al genere Microphallus, utilizzano P.antipodarum come ospite intermedio, attendendo pazientemente che questo venga mangiato da un uccello predatore.

Ipotizzando una relazione tra parassiti e sesso, Lively decise di studiare più a fondo la relazione tra Microphallus e P.antipodarum. Insieme ai suoi studenti scoprì infatti che nei laghi dove c’erano più parassiti le lumache preferivano riprodursi sessualmente, mentre dove la quantità di Microphallus era minore la partenogenesi la faceva da padrona.

Lively aveva trovato la regina.

Potamopyrguis_antipodarum_A_MRKVICKA

Potamopyrguis antipodarum, la lumaca studiata da Lively. Immagine Wikimedia Commons.

A questi studi ne sono seguiti molti altri, l’ultimo dei quali è stato pubblicato proprio la settimana scorsa su biology letters. In questo lavoro Deanna Sopher, ricercatrice all’University of Iowa, ha ipotizzato che le femmine di P.antipodarum cerchino di dare un futuro migliore ai loro figli accoppiandosi con più maschi alla volta.

Moralismi a parte, accoppiarsi con diversi partner significa fornire possibilità di sopravvivenza più alte ai propri figli. I gameti dei diversi maschi, infatti, competeranno tra loro per fecondare quello femminile e solo quelli provenienti da individui di buona qualità riusciranno nell’impresa.

Esponendo diversi maschi e femmine a uova e parassiti liberi, Sopher è riuscita a dimostrare come il solo trovarsi nelle vicinanze dei diversi di Microphallus inducesse le femmine a cercare di accoppiarsi con più maschi possibile.

Non è come sembra caro, il parassita mi ha costretta a farlo!

Lo so lo so, tutti questi vermi fanno un po’ schifo ed il solo guardarli provoca ribrezzo anche ai più duri praticanti di MMA. Ma sapete una cosa? Abituatevi. Un terzo di tutte le persone al mondo possiede all’interno del proprio cervello il protozoo Toxoplasma gondii. Un terzo. Non sono i parassiti ad essere nel nostro mondo.

Siamo noi nel loro.

FONTI

Soper, D., King, K., Vergara, D., & Lively, C. (2014). Exposure to parasites increases promiscuity in a freshwater snail Biology Letters, 10 (4), 20131091-20131091 DOI: 10.1098/rsbl.2013.1091

  1. Lorenzo Elias Giuseppone

    Del parassita “suicidati, che sto meglio” già lo conoscevo, e se non erro potrebbe attaccarsi anche al cervello umano. Ricordo bene? e che effetti potrebbe avere? l’amore per i gabbiani et pennuti in generale?

    • andrbrunelli

      Per quanto riguarda il parassita dei pesci non saprei di preciso. Qualche tempo fa fece notizia uno studio su Toxoplasma Gondii, il parassita che molte persone hanno nel cervello. Praticamente questa bestiola altera il comportamento dei topi per farli diventare prede più facili per i gatti, gli ospiti finali del protozoo. Lo studio ipotizzava una relazione tra la concentrazione di questo parassita e i tentativi di suicidio nelle persone infette, principalmente a causa di alcune sostanze rilasciate dal sistema immunitario mentre combatte T.gondii. Siccome bisogna andarci cauti con queste cose (la correlazione non implica per forza la causalità) direi di aspettare ulteriori sviluppi prima di farci prendere dal panico!

  2. Pingback: Le nuove frontiere dell’antispecismo | IL VOLO DEL DODO

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