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DNA abominevole

ResearchBlogging.orgBentornati al Volo del Dodo, il blog che farebbe carte false per avere un’introduzione musicale come Galaaaaaaaavaaaaaaant, ma che capisce la difficoltà di far rimare parole come spermatofora e aplogruppo.

Immagine Wikimedia Commons

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Qualche giorno fa su DMAX, il canale che ha notevolmente aumentato la mia conoscenza di modi in cui potrei morire, è andata in onda una serie di cui colpevolmente non conoscevo l’esistenza.

Finding Bigfoot

In questo delizioso programma un gruppo di tizi intervistava gente convintissima di avere visto un Sasquatch e poi, con l’aiuto di un equipaggiamento da Splinter Cell, cercava di verificare se le voci erano vere. Tra i momenti che più ho amato dell’episodio ci sono sicuramente il tentativo di richiamare Bigfoot sbattendo una pagaia sull’acqua e la descrizione dei movimenti della bestia, paragonati a quelli “DI UN NINJA” (cit.).
Ho scoperto che di ‘sta roba hanno fatto 5 stagioni e non vedo l’ora di prendermi una bronchite per poter usare il tempo di guarigione per mettermi in pari.

Perché a me la criptozoologia piace un botto. Per chi non ne fosse un invasato, l’oggetto di studio della disciplina (pseudoscienza eh, ça va sans dire) sono le specie animali ritenute mitiche e leggendarie, come il chupacabra o il mokele mbembe.

E qui faccio una doverosa e necessaria precisazione.

No, non credo che in un noto lago scozzese sopravviva un numero di plesiosauri che, per tutto questo tempo, ha fornito come unica prova della propria esistenza qualche foto sfocata. Non ritengo nemmeno che ci sia qualche esemplare di Varanus priscus nascosto nell’entroterra australiano. Però mi intrigano le leggende e, soprattutto, non mi urta particolarmente chi ci crede davvero. Se sostieni di avere visto l’uomo falena che leggeva la Gazzetta non ho problemi con te, a patto che tu non sia anche uno che grida al complotto quando una testa non esplode a-la-Tarantino durante un attentato vero. Anzi, se proprio vogliamo, non vedo grosse differenze tra alcuni aspetti religiosi considerati “normali” e la criptozoologia, ma non mi dilungo perché avete capito cosa intendo. Analizzare i motivi del perché questi animali abbiano scarsissima probabilità di esistere al giorno d’oggi è anche un utile esercizio di conoscenze biologiche: Quanto dovrebbe essere grande un lago per poter ospitare una popolazione di plesiosauri abbastanza piccola da non venire notata ma, allo stesso tempo, sufficientemente grande da poter sopravvivere e mantenere una variabilità genetica accettabile?

Perché vi ho fatto tutta questa introduzione? Perché oggi si parla dello Yeti.

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