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Di lupi e…tutto il resto

Questo post, il primo del nuovo blog, è scaturito dalla lettura di un paio di articoli recenti che hanno puntato nuovamente i riflettori su uno degli “esperimenti involontari” più celebri nel mondo dell’ecologia. Il racconto che segue sembra scritto a quattro mani da me e da Mufasa ma non lo è. Perché piango sempre quando lavoro con lui.

Partiamo da una premessa: a tutti piacciono i lupi.

Il numero di musi di lupo tatuati sulle braccia di ex atleti rivaleggia solo con la quantità di caratteri cinesi scelti dal catalogo nella sala di attesa del tatuatore (no, probabilmente non significa “forza e onore” quello che hai sul collo). Lupi in CGI, brutti o meno, spuntano come funghi in molti film e il canide è anche la star di una delle magliette più famose nella storia di Amazon (le 2586 recensioni restituiscono la gioia di vivere). Infine non dimentichiamo il lupo domestico con cui molti di noi condividono casa, divano e pantofole.

Il lupo (Canis lupus) è anche il protagonista principale di una storia ambientata nel più antico parco nazionale del mondo: il parco di Yellowstone.

Un geyser! A Yellowstone! Riprendetevi che si va avanti. Immagine da Wikimedia Commons

Un geyser! A Yellowstone! Riprendetevi che si va avanti. Immagine Wikimedia Commons

Ora, non voglio essere polemico, ma soffermiamoci un secondo sul fatto che la biologia della conservazione debba una delle sue idee più fortunate agli Americani che, all’epoca dell’istituzione del parco (1872), non avevano ancora raggiunto i 100 anni di indipendenza dal Regno Unito.

Fatto, Europa? Bene.

Il parco si estende per oltre 8980 km2 , comprendendo principalmente  territori del Wyoming, ma anche in parte del Montana e dell’Idaho.Essendo una enorme distesa di ambiente subalpino-temperato (relativamente) inalterato, Yellowstone ospita oggi un buon numero di specie animali “carismatiche” come il grizzly, il bisonte,l’alce, l’aquila calva e …. il lupo.

Ma non è sempre stato così.

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