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L’amore ai tempi della selezione sessuale

L’argomento di questo post mi è particolarmente caro (inserite la vostra battuta qui) perché è stato l’oggetto della mia tesi di laurea triennale. Sono stato quindi piacevolmente sorpreso dallo scoprire che un nuovo lavoro, avente per oggetto degli uccelli (inserite la vostra seconda battuta qui), è stato selezionato come “Editor’s choice” questo mese su Behavioral Ecology.

Aaaah Agosto Settembre! Le giornate cominciano ad accorciarsi ma sono ancora gradevoli. L’uva matura nei vigneti mentre ragazzini urlanti giocano sulla riviera le ultime partite di beach-volley della stagione. Ed è proprio la battigia uno dei luoghi preferiti dall’umanità per portare avanti un meccanismo evolutivo più antico della nostra stessa specie: la selezione sessuale.

Postulata dal grande Chuck D., la selezione sessuale è definita come “la ricerca e la scelta intraspecifica (all’interno della stessa specie) del partner” ed è alla base dell’evoluzione di caratteri morfologici e comportamentali che possono sembrare controproducenti se osservati unicamente sotto la luce della selezione naturale.

Nella teoria della selezione sessuale vi sono due aspetti distinti, la competizione intrasessuale e la competizione intersessuale. La prima descrive tutti quei casi in cui individui dello stesso sesso competono tra loro per avere accesso ad uno o più partner del sesso opposto. La competizione intersessuale prende invece in esame individui di sesso diverso e può essere definita come “la tendenza dei membri di un sesso ad accoppiarsi in maniera non casuale in accordo con il variare di uno o più tratti nei membri dell’altro sesso”.

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Due maschi di elefante marino (Mirounga leonina) si fronteggiano per aggiudicarsi la possibilità di accoppiarsi con un harem di femmine. A fianco, un maschio di fregata magnifica (Fregata magnificens) gonfia la sacca gulare per fare colpo su una femmina. Immagini Wikimedia Commons

Nella maggior parte dei vertebrati è la femmina a fare questa scelta. Questo accade perché l’investimento riproduttivo, cioè l’insieme delle energie spese per attività che vanno dalla produzione dei gameti alle cure parentali, non è uguale tra i due sessi. La femmina deve generalmente sopportare uno sforzo maggiore e, per questo motivo, è nel suo interesse scegliere un maschio che la sostenga il più possibile, ad esempio offrendole un territorio al riparo dai predatori e ricco di cibo. Oltre a questi benefici diretti esistono anche dei benefici indiretti derivanti dall’accoppiarsi con un maschio accuratamente selezionato, come una migliore salute della prole determinata dalla buona qualità genetica del padre.

Ma come fanno le femmine a capire se il loro “lui” è quello giusto?

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