Il parassita alle porte

È quasi Natale ma noi ce ne freghiamo alla grandissima, quindi sotto con robe atroci e comportamenti moralmente ambigui favoriti dalla selezione naturale. Questa settimana il blog dovrebbe addirittura ospitare un CHRISTMAS SPECIAL che manco quello di Downton Abbey, con invertebrati e disegni ad opera del buon Francesco Lami, quindi occhio e a presto!

La guerra... la guerra non cambia mai. Immagini Dario Sanches e Lip Kee

La guerra… la guerra non cambia mai. Immagini Dario Sanches e Lip Kee

Dal waterboarding ad Orlando Bloom nel secondo film dello Hobbit, la vita è piena di cose che esprimono crudeltà al solo pensiero. Tuttavia poche devono avere lo stesso impatto emotivo di crescere la prole di colui che ha ucciso i tuoi figli.

Eh? Non male, vero? Neanche il buon Rick sta peggio, visto che al massimo deve crescere la figlia di Shane e Lori. E non ditemi nulla che non ho letto il fumetto.

Ma torniamo a parlare di uccelli (ha ha!), visto che la nostra storia ha proprio loro per protagonisti.

Con l’arrivo della primavera le pampas argentine sono teatro di uno scontro che sembrerebbe, a prima vista, pane per i più classici registi hollywoodiani.

Da un lato abbiamo le forze del bene, interpretate magistralmente da Mimus saturninus, conosciuto anche come mimo dei campi. Questo volatile appartiene alla famiglia dei Mimidi, uccelli presenti unicamente in Nord e Sud ‘Murica e imparentati con gli storni. I Mimidi sono famosi per la loro  capacità di imitare il richiamo di altri uccelli, ma anche di altre specie animali (questo pensa di essere un gatto). Durante la stagione riproduttiva il mimo dei campi è solito formare coppie in cui il maschio e la femmina partecipano, in egual misura, alla costruzione di un nido. All’interno di questa struttura fatta di amore e rametti la femmina depositerà quattro uova celesti e macchiettate che, dopo una settimana, si schiuderanno. I pulcini che ne emergeranno verranno allevati da entrambi i genitori, fino a quando saranno pronti ad abbandonare il nido e a seguire il padre che insegnerà loro a procurarsi il cibo.

Tutto bello, tutto simpatico, più trama dell’ennesima boiata firmata Neri Parenti. Serve però il cattivo.

Il vaccaro splendente (Molothrus bonariensis) sembra nato per un ruolo da villain. Pur appartenendo alla famiglia degli Itteridi, caratterizzata da membri che vantano colorazioni brillanti, i maschi di questa specie sfoggiano un piumaggio completamente nero. Ma non è solo l’aspetto a renderli perfetti per la parte. Come l’europeissimo cuculo, questi uccelli depongono le loro uova nel nido di altri sfortunati volatili, i quali alleveranno i loro piccoli , anche quando la cosa potrebbe sembrare paradossale. Le femmine di questa specie sono talmente abili nell’arrivare in un nido, deporre un uovo e volarsene via che l’intera operazione richiede loro,mediamente, 20 secondi.

Un uccello non parassita depone mediamente un uovo ogni 20 minuti.

Un giovane vaccaro splendente viene imbeccato da un ignaro passero dal collare rossiccio. Immagine Wikimedia Commons

Un giovane vaccaro splendente viene imbeccato da un ignaro passero dal collare rossiccio. Immagine Wikimedia Commons

A differenza del cuculo, che lascia l’incombenza di eliminare i fratelli adottivi al pulcino appena nato, la femmina di vaccaro preferisce fare il lavoro sporco da sola. Prima di deporre il suo uovo, la femmina procede a beccare ripetutamente tutti quelli già presenti nel nido, rompendone quasi sempre un buon numero e infliggendo gravi perdite alla futura prole dei mimi. In questa maniera i giovani vaccari avranno meno competizione quando si tratterà di lottare con i pulcini di mimo per ottenere il cibo dai genitori adottivi.

Questo video mostra l’intero svolgersi di un assalto ad un nido. No, non c’è Evangeline Lilly per una storia d’amore stiracchiata, ma voi guardatelo comunque.

Come i più attenti di voi avranno notato, la femmina di Molothus è seguita nel nido dai due proprietari, che prendono ad attaccarla con foga mentre tenta di deporre un uovo. Questo è uno dei motivi per cui ho sviluppato la sindrome di Lee Van Cleef (per la quale ti ritrovi ad amare il cattivo più del protagonista ossigenato del film) nei confronti di questa bestiola. L’altro è che il vaccaro è grande la metà di un mimo.

Il cuculo parassita generalmente nidi di uccelli più piccoli di lui, mentre la femmina di vaccaro cerca di fregare due genitori che pesano, collettivamente, quattro volte lei. Più o meno è come se io volessi andare a minacciare i figli di Dwayne Johnson e She-Hulk nel loro appartamento sapendo che mi stanno aspettando. Sì, perché i mimi non aspettano che il parassita arrivi nel loro nido per colpirlo ma, appena lo vedono, partono al contrattacco.

E sono legnate.

Hai scelto il nido sbagliato infame. Immagine renato targa

Hai scelto il nido sbagliato infame. Immagine renato targa

Ros Gloag, una dottoranda presso l’Università di Oxford, studia da anni l’interazione tra queste due specie di uccelli e, nei suoi articoli, fornisce un vivido racconto di quello a cui vanno incontro per riprodursi.

Quando sorge l’alba nelle pampas Argentine i mimi dei campi si appostano sui rami più alti degli alberi sui quali hanno fatto il nido. Improvvisamente, dall’erba alta, spunta una femmina di vaccaro che si lancia immediatamente verso il nido. Nemmeno i mimi però perdono tempo e volano incontro alla nuova arrivata tentando di intercettarla. Gli inseguimenti che vengono a generarsi sono serrati, con i due genitori che cercano di sfruttare le loro dimensioni per scacciare il parassita che, a sua volta, si affida all’agilità per cercare di avere la meglio.

Gloag ha osservato però che, nella maggior parte dei casi, la femmina di vaccaro riesce comunque a raggiungere il nido e a deporre un uovo. Se i mimi non tardano a raggiungerla però le cose non vanno come progettato dal parassita. La pioggia di beccate a cui viene sottoposta, rese ancora più potenti dalla rabbia accumulata in anni di vita coniugale, la inducono a rinunciare a rompere le altre uova nel nido.

E questo non è l’unico comportamento favorito dall’evoluzione.

Una volta che il parassita ha sgombrato il campo, i mimi non si disfano del nuovo uovo ( ha ha 2), nonostante questo sia molto diverso dai loro e facilmente riconoscibile. Dopo anni di osservazioni Gloag ha ipotizzato che questa tattica sia stata premiata perché rappresenta una sorta di assicurazione per i due genitori. Nel caso il nido venga assalito da un secondo vaccaro e i mimi non siano tempestivi nella difesa, il parassita potrebbe eliminare, al posto di uno di quelli dei mimi, proprio l’uovo lasciato dal primo.

Quindi, concludendo, il cattivo prende un sacco di botte per lasciare suo figlio alle cure di due genitori adottivi che sperano arrivi un secondo cattivo per ucciderlo.

Non vedo l’ora che rovinino la trama facendone un secondo episodio.

FONTI

  • Gloag, R., Fiorini, V. D., Reboreda, J. C., & Kacelnik, A. (2013). The wages of violence : mobbing by mockingbirds as a frontline defence against brood-parasitic cowbirds. Animal Behaviour, 86(5), 1023–1029.
  • Gloag, R., Fiorini, V. D., Reboreda, J. C., & Kacelnik, A. (2012). Brood parasite eggs enhance egg survivorship in a multiply parasitized host. Proceedings. Biological sciences / The Royal Society, 279(1734), 1831–9.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...