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La biodiversità in campo

ResearchBlogging.orgIl dodo si è risvegliato ormai da un po’, e dopo lungo esilio anche il vostro Francesco Lami torna a scrivervi di un tema, fra l’altro, che gli è molto vicino; come sapete infatti, altro non sono che un contadino pretenzioso.

Cattura

Fotografia altamente simbolica ma in qualche modo noiosa. Immagine Fischer et al. 2008.

Ci fu quella volta che un noto esponente di un partito di scienziati e intellettuali disse che “con la cultura non si mangia”. Il soggetto venne chiaramente subito investito dall’ira di chi della cultura ha fatto la sua vita, e di chi ha fatto la sua vita del far finta di avere cultura quando in realtà passa i pomeriggi a guardare Il trono di spade, che tanto da un libro è tratto e si sa che i libri sono automaticamente arte . Se mi è però concesso di fare l’avvocato del diavolo, bisogna riconoscere che “cultura” è un concetto molto diversificato, e che non con tutte le culture se magna allo stesso modo. Un letterato può anche passare 10 anni a concepire e rifinire l’opera della sua vita, ma se provate ad addentarla non avrete una gran soddisfazione dal punto di vista nutrizionale, a meno che non siate tisanuri.

Un tipo di cultura di cui letteralmente può rimpinzarsi il pubblico è invece la produzione agricola. Questa generalmente non viene in mente quando si parla di “cultura” in effetti, soprattutto perché i contadini alla fine di una dura giornata hanno un odore rustico e tendono a non venire invitati ai salotti letterari. Ciononostante mangiare non è opzionale per nessuno, ci sono più di 7 miliardi di bocche da sfamare e l’agricoltura porta sulle spalle la maggior parte di questo peso, quindi non dovrebbe stupire sapere che un bel po’ di risorse intellettuali vengono impiegate nello studiare modi sempre più efficienti per riempirsi la pancia.

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