A qualcuna piace bugiardo

ResearchBlogging.orgBentornati all’appuntamento settimanale con gli articoli reputati interessanti da me e dai parenti del loro autore! Il post di oggi è totalmente diseducativo e cerca di far passare il messaggio che mentire sia scusabile, quando non addirittura vantaggioso. Se volete essere buoni genitori non fatelo leggere ai vostri figli. Se volete essere OTTIMI genitori invece fateglielo leggere e regalate loro una finta barba alla Darwin.

"Ancora non ti fidi di me, fratello?". immagine modificata Wikimedia Commons

“Ancora non ti fidi di me, fratello?”. immagine modificata Wikimedia Commons

Certe volte guardare un documentario può essere deprimente.

Non ho nulla contro il santo patrono della divulgazione scientifica Sir David Attenborough (che riesce a far sembrare interessante anche il curling) però a volte la scelta delle immagini mandate in onda è volutamente discriminatoria. Dai maschi di cervo volante (Lucanus cervus) che buttano giù gli avversari dagli alberi agli elefanti (Loxodonta africana) che incrociano zanne e proboscidi per ottenere il diritto ad accoppiarsi con una femmina, là fuori non è un posto per deboli. E io che, all’uscita dalla palestra, sento la voce di Charles Darwin sussurrarmi <Dammi retta giovane, buttala sulla simpatia> soffro.

D’altronde solo i migliori riusciranno a continuare la loro genia, lasciando a noi, appartenenti alla corte dei miracoli, l’oblio. Oppure mi sbaglio?

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L.AMA.N.T.IN.I. #9

Bentornati all’appuntamento bisettimanale con L.AMA.N.T.IN.I. (Link AMAbilmente Nuovi Trovati IN Internet) la rubrica che ricicla motizie provenienti da altri blog per spacciarle come proprie. Nonostante siano successe un pacco di cose in queste due settimane la selezione di oggi è leggermente più ristretta del solito, probabilmente a causa di impegni più o meno fittizi che mi hanno accompagnato nell’ultimo periodo. Perciò se avete commenti o suggerimenti di altri link lasciateli nei commenti, e che l’helixfossile sia con tutti voi.

Avvicinati piccola umana e abbeverati dalla fonte della mia eterna conoscenza

Avvicinati piccola umana e abbeverati alla fonte della mia eterna sapienza

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Come ti evolvo un veleno

ResearchBlogging.orgTutte le volte che provavo a scrivere un articolo sull’argomento veleni veniva pubblicato un nuovo lavoro che, secondo me, meritava di essere aggiunto. Facendomi della violenza mentale con metodi vietati dalla Convenzione di Ginevra (autominacciandomi di rivedere tutta la prima serie di Agents of S.H.I.E.L.D.) sono finalmente riuscito a pormi un limite e il risultato è quello che vi accingete a leggere.

I contenitori di veleno non hanno più solo un grosso simbolo del teschio con le due tibie incrociate. La cosa non solo è deludente ma continua a ricordarmi che non sarò mai un vero pirata. Mai.

I contenitori di veleno non hanno più solo un grosso simbolo del teschio con le due tibie incrociate. La cosa non solo è deludente, ma continua a ricordarmi che non sarò mai un vero pirata. Mai. Immagine Rockgem

Di tutti i veleni, l’anima è il più forte. ( Novalis)

La citazione da cioccolatino qui sopra è attribuita a uno dei più insigni rappresentanti del romanticismo tedesco. Potete usarla per creare una struggente immagine di Facebook con cui dare battaglia ai neo-fan di Bukowski, oppure potete fare come me e deridere spietatamente l’autore.

HA, l’anima!

Di tutti i veleni, IL VELENO è il più forte.

Nel remoto caso in cui veniate morsi da un mamba nero (Dendroaspis polylepis) non userete i vostri ultimi attimi di lucidità per pensare “Caspita! quel tedesco lì sì che la sapeva lunga”. No. Sbavanti e privi di forze, avrete soltanto pochi minuti per farfugliare qualcosa di incomprensibile a chi vi sta intorno, realizzando troppo tardi di essere l’ennesima vittima di una delle più interessanti innovazioni evolutive mai selezionate.

Quindi permettetemi di incominciare di nuovo.

We are Venom. (Eddie Brock)

I veleni sono con noi da sempre. I nostri antenati dovevano farci i conti quotidianamente e, col tempo, la letteratura ha deciso di adottarli come metodo preferito per far fuori giovani amanti con grossi problemi di comunicazione e regine egiziane. Nonostante questa ampia familiarità con l’argomento, preparando questo articolo ho scoperto una cosa:

Non esiste una singola definizione di veleno.

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Gli animali non fanno fotosintesi, anzi sì, anzi no

 Proprio come il Winner Taco, il mio regno è stato breve ma intenso, e tutti mi amavano. E proprio come il Winner Taco, finalmente sono tornato. Questa volta sono in grado di tener fede al mio impegno di NON pubblicare un altro articolo sugli insetti. Sempre di invertebrati però si parla, e di quelli più viscidi e repellenti, per giunta. O forse no? Mentre decidete, se non lo avete ancora fatto potete mettere “Mi piace” all’articolo e alla pagina facebook del blog, tanto si sa che i “Mi piace” sono tutto nella vita.

 

“Prendiamocela larga” come disse il padre di Adèle prima di adottare.

C’era una volta… “Un re!” grideranno i miei piccoli lettori. E invece no. C’era una volta, tanto tempo fa, un batterio che, per un capriccio dell’evoluzione, imparò la raffinata arte della fotosintesi. Sempre nello spirito del blog divulgativo, se fossi una persona seria a questo punto dovrei tentare di illustrare le basi di come funziona la fotosintesi, ma ciò forse ci porterebbe troppo lontano dal nocciolo della questione, senza contare che la fotosintesi è una roba biochimica, e io sulla biochimica tendo a scivolare facilmente. Se volete la versione iperbreve per negati (che è sufficiente per la comprensione dell’articolo) la fotosintesi è un processo attraverso cui un organismo, grazie all’energia della luce solare e alla MAGIA NERA, tramuta acqua e anidride carbonica in zuccheri (utili come nutrimento) e ossigeno, che controintuitivamente è un prodotto di rifiuto.  Queste poche parole dovrebbero lasciare soddisfatta la maggior parte di voi, incluso il fondatore del blog che ci tiene tanto a essere user-friendly.

Invece di un’immagine seria sulla fotosintesi, ecco una foto del Winner Taco, perché adesso che l’ho nominato non riesco a togliermelo dalla mente. Immagine www.giornalettismo.com.

Invece di un’immagine seria sulla fotosintesi, ecco una foto del Winner Taco, perché adesso che l’ho nominato non riesco a togliermelo dalla mente. Immagine http://www.giornalettismo.com.

Ora, se qualcuno ha prestato sufficiente attenzione, si potrà porre delle domande: batteri? Ma non erano le piante a fare fotosintesi? Be’, non proprio. Per citare un mio leggendario Prof. universitario: “Tutto quello che è verde fa fotosintesi”. Che non significa che Hulk va a energia solare o che le iguane fanno fotosintesi, ma che se una cellula è di colore verde, c’è buona possibilità che contenga i pigmenti, in primis la famosa clorofilla, necessari a trasformare l’energia solare in energia chimica comodamente immagazzinabile.

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L.AMA.N.T.IN.I. #8

L’immagine dei L.AMA.N.T.IN.I. di oggi è dello stesso autore a cui appartiene il post di lunedì prossimo. Francesco Lami torna dal suo esilio tra afidi e tecniche ecologiche più o meno dubbie per raccontarci roba fotosintetica. Intanto che aspettate però, godetevi il meglio che la blogosfera scientifica ha profotto nelle ultime due settimane.

"Quello è un lamantino? Questo è un lamantino!". Immagine Francesco Lami

“Quello è un lamantino? Questo è un lamantino!”. Immagine Francesco Lami

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Alien(i) contro Predator(i)

E anche questa volta ce la si fa per il rotto della cuffia! Bentornati agli articoli che dovrebbero essere di mille parole ma che le superano abbondantemente perché ho dei grossi problemi di sintesi. È una cosa di cui parlo spesso a Peter Jackson.

Così freddo... così alieno. Immagine Wikimedia Commons

Così freddo… così alieno. Immagine Wikimedia Commons

-Guarda mamma, le prende dalla mano!-.

La bambina non può avere più di 6/7 anni e il piumino la fa assomigliare ad un piccolo uovo di pasqua verde pistacchio mentre, in ginocchio, allunga una mano arrossata dal freddo. Pochi secondi più tardi un animaletto le si avvicina furtivo e, con un movimento rapido, afferra il pezzetto di muffin ai mirtilli offerto. La bambina ride e chiede alla mamma altro dolce, ignara del fatto che dietro a quel tenero musetto da mangiatore di ghiande si nasconde, in realtà, una delle 100 specie aliene più invasive al mondo.

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La grande bottega degli ibridi

Lo sapevo che la cosa delle mille parole durava tipo 2/3 articoli e poi ciao. Il post di oggi, oltre a superare di quasi 500 parole la soglia prefissata, è l’ennesimo a tema marino. No, non ho ritrovato improvvisamente quell’amore che sembra unire tutti coloro che, al presentarsi del primo raggio di sole primaverile, corrono ad affollare la playa. Ma lo scoprirete leggendo. Chiudo dicendo che, probabilmente, lunedì prossimo sarà senza articolo causa trasferimento fisico di me stesso presso un’altra università che ha deciso di accordarmi fiducia per la tesi. Se ne pentiranno.

You are gonna hear me roar

You’re gonna hear me roar

Che cosa intendiamo con la parola “specie”?

La domanda è meno semplice di quando possa sembrare, visto che i modi per definire una così basilare suddivisione si sprecano.

Il “concetto biologico” di specie è, forse, il più celebre tra tutti e lo dobbiamo al famoso biologo tedesco Ernst Mayr. Secondo Mayr una specie è rappresentata da “gruppi di popolazioni naturali effettivamente o potenzialmente interfeconde, isolate riproduttivamente da altri gruppi simili”.

Analizziamo velocemente i punti focali di questa definizione.

Con “interfeconde” intendiamo che gli organismi, riproducendosi, danno alla luce dei piccoli in grado di riprodursi a loro volta.

La questione dell’“isolate riproduttivamente” è leggermente più complessa e rappresenta, se vogliamo, il cuore del concetto biologico.

In pratica due specie diverse, incrociandosi tra loro, non dovrebbero essere in grado di produrre una prole fertile. La questione è parecchio più intricata di così ma, per adesso, vi basti sapere che essere ibridi in un mondo di specie non è semplice. Soprattutto quando l’evoluzione ha sviluppato un numero così vasto di meccanismi per evitare la tua nascita.

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Ho visto la luce

Dopo la immeritatissima pausa di inizio anno eccoci con un nuovo articolo scelto sulla base della sempreverde motivazione “mi piacevano le figure”. Con il primo post non lamantino del 2014 colgo l’occasione per ringraziare tutti voi che leggete, commentate o semplicemente linkate gli articoli per sembrare impegnati (non lo fate, non c’è nemmeno un tizio morto nei post). Mi state fornendo una scusa per chiudermi in casa nel finesettimana e leggere di bestie “eh macccc’hoilbloggggg”. Grazie davvero.

Cephaloscyllium ventriosum looking fab. Immagine modificata da Sparks et al. 2014

Cephaloscyllium ventriosum looking fab. Immagine modificata da Sparks et al. 2014

Cos’è un colore?

No, non voglio una definizione uscita dalla vanga penna di Fabio Volo, piuttosto qualche rimembranza di fisica. Quando la luce bianca colpisce un oggetto, questo assorbe parte della radiazione luminosa e ne riflette altra. Se steste indossando calzini viola, pantaloni gialli e maglietta blu, le tonalità che potreste osservare sarebbero, quindi, proprio i colori contenuti nella porzione di luce riflessa.

Ma direi che questo sarebbe l’ultimo dei vostri problemi.

In quanto esseri umani i nostri occhi possono vedere soltanto una piccola parte dello spettro elettromagnetico, chiamata regione del visibile, che va da 400 a 700 nanometri. Quest’area è a sua volta suddivisa in piccoli intervalli di determinate lunghezze d’onda associati ai colori che tutti conosciamo e amiamo (beh, non proprio tutti, alcuni colori derivano dalla sovrapposizione di lunghezze d’onda diverse, facenti comunque parte dello spettro visibile).

Sulla terra ferma la luce non incontra ostacoli particolari sul suo cammino e quindi possiamo dire di essere “viziati” con i colori. In mare la situazione cambia alla grande.

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L.AMA.N.T.IN.I #6

Anno nuovo, stessi L.AMA.N.T.IN.I! Bentornati all’appuntamento del venerdì che aspettavate come il ritorno di Community ma che, al contrario di quest’ultimo, non vi farà urlare “è come la nona serie di Scrubs, fatelo smettereeee”.

"Salve, posso chiederle che connessione ad internet usa? Abbiamo delle offerte fatte apposta per il subaqueo che vuole twittare anche in apnea"

“Salve, posso chiederle che connessione ad internet usa? Abbiamo delle offerte fatte apposta per il subacqueo che vuole twittare anche in apnea”. Immagine Wikimedia Commons

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